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martedì 29 luglio 2014

Notte prima dell'intervento...

"E quando tu desideri qualcosa, tutto l'Universo cospira affinchè tu realizzi il tuo desiderio"
Paulo Coelho - L’Alchimista

Ed eccomi qui, nuovamente su un lettino di ospedale in attesa dell'ennesimo intervento...
Tra paure e desideri, tra dolori e gioie, tra sogni e realtà...
In questo momento mi sento in una strana condizione, come se fossi in purgatorio...

E si, secondo me le attese sono il purgatorio...
L'attesa di un esito, l'attesa di un intervento, l'attesa di veder riaprire gli occhi delle persone care...
Le paure e le ansie stanotte non mancano, anche se devo dire la verità, sono stata peggio nei giorni precedenti, ma da quando ho saputo la data dell'intervento sono stata meglio, mi sono calmata.
Questo purgatorio non è poi così male, ti permette di riflettere di più sulla vita, su ciò che desideri realmente, su cosa vuoi costruire, su come è giusto comportarsi.
Stando in purgatorio hai la possibilità di vedere le anime buone, quelle che ti stanno accanto e che pur di sostenerti si buttano anche loro a capofitto nel purgatorio... Alcuni forse soffrono ed hanno più paura di me, penso alla mia famiglia e agli amici più cari, io invece non ho tanta paura, confido nella volontà divina e sento i miei nonnini sempre vicini. Sicuramente domani lungo questo tragitto non sarò sola, e magari sotto anestesia, tra la lucidità ed il sogno, riuscirò a vederli...

Questo intervento rispetto agli altri (colon e fegato) è più leggero, ma quando si deve subire un intervento in cui ti riapriranno lo stomaco, un intervento in cui subirai un'anestesia totale, un intervento in cui devi rinunciare ad una parte del tuo corpo, nulla è semplice!
L'asportazione di una parte di te è sempre un lutto e va gestito, va elaborato, e di certo è un percorso che non si può fare da soli e per questo ringrazio la dott.ssa Cuttaia (Psicoterapeuta) e tutte le mie amiche/colleghe di patologia che mi aiutano e sostengono.

Le persone mi domandano come faccio ad essere così, ad accettare e riuscire ad andare avanti.

La mia risposta è una sola: I love life

Quando ti dicono che devono asportarti una parte del tuo corpo, che devi sottoporti a lunghi e pesanti trattamenti farmacologici e non, quando ti dicono che la tua vita cambierà, l'unica cosa da fare è mettere tutto su una bilancia, almeno io faccio così.

Ho messo su un piatto della bilancia le parti che mi devono asportare e sull'altro la vita...
Indovinate quale ha più peso?

Ovviamente la vita, e siccome non ho intenzione di piangermi addosso, buttarmi su un letto e far vincere la bestia, io combatto e sorridendo continuo a vivere...
Perché nonostante tutto, nonostante le sofferenze, le privazioni, la croce da portare, la nostra vita è unica e va vissuta a pieno, tra gioie e dolori.
E poi, senza la sofferenza, senza il male, non potremmo accorgerci del bene!!!

Grazie a tutte le persone che mi sostengono, che mi pensano e pregano per me.
Grazie a chi mi sta accanto fisicamente, chi con un messaggio, un'email, un pensiero... Grazie mille a tutti voi.

Spero che stanotte l'universo mi ascolterà e che possa aiutarmi a realizzare il mio sogno..

I <3 life

giovedì 10 luglio 2014

Paure...

<<La paura è umana, ma combattetela con coraggio>>
Paolo Borsellino

Di cosa abbiamo paura? Di cosa ha paura un malato oncologico?

Maligno, ingrandito, metastatizzato, scappato, operabile, NON operabile, star male, chemioterapia, tac, referti, attese, esame istologico, biopsia, nausea, trasformazioni corporee, non riconoscimento di se stessi, sofferenza, cicatrici esterne ed interne del corpo e dell'anima, non risvegliarsi, metastasi cerebrali, sofferenza delle colleghe/ghi di patologia, rimanere soli, essere etichettati, non vedere crescere i propri figli, non avere figli... Morte!

E tu... Di cosa hai paura?

Sono tante le paure che ogni giorno percorrono la nostra mente, facendo alzare i livelli di ansia e spesso rendendoci più nervosi e scorbutici del solito...
Ovviamente non sono paure esclusive del malato oncologico, oggi come oggi, per tutto quello che si sente, per l'incidenza e l'aumento di questa malattia, tutti hanno suppergiù molte di queste paure.
Ma noi malati oncologici, che viviamo ogni secondo della nostra vita sulla nostra pelle la sofferenza, la paura, l'ansia, l'angoscia, il terrore e chi più ne ha più ne metta, viviamo queste paure con un'intensità e con una ripetizione diversa... 
Posso affermare che abbiamo un pensiero quasi ossessivo :D

In questi giorni mi sono scontrata spesso con molte paure...

Paura per me, per i miei amici/colleghi di patologia, paura per i miei cari nei quali ho visto sui loro volti la sofferenza per me ed anche la loro sofferenza fisica e non solo...

In questi giorni ho ricevuto notizie non belle...
Metastasi ingrandite e da operare per due cari amici ed anche per ME!!

A questo giro le tac non sono andate bene...

Sono stata molto in ansia, ho avuto molta paura per l'operazione al polmone di una cara amica, paura per lei, per la sua sofferenza, per suo marito e per i suoi bimbi..
Ho avuto anche paura per me, perché vuoi o non vuoi mi sono immedesimata in quell'operazione, visto che anche io ho metastasi al polmone e l'ipotesi dell'intervento è sempre presente nei meandri delle mie paure....
Paura di non rivedere il suo sorriso, i suoi occhi gioiosi ed ogni tanto malinconici e spaventati, la sua voglia di vivere e di amare, la sua capacità di starti vicina con discrezione ma con una forte presenza... 
Lei che si ricorda e che si prende cura di tutto e tutti, combatte con il suo male, gestisce una famiglia, due splendidi figli... 
In questo momento sono sul pullman, in viaggio verso Catania, per andarla a trovare, per farle una sorpresa, per darle un bacio, per darle e ricevere un sorriso.... 
Grazie a Dio, alla sua voglia di vivere e ad i medici, l'intervento è andato benissimo :)

Sono sul pullman, di ritorno verso Palermo e vederla star bene, seduta sulla sedia, mi ha aperto il cuore...
Adesso la paura per un possibile futuro intervento polmonare si è ridotto notevolmente...
Grazie amica mia <3 <3 <3

Altra paura... 
paura per un mio amico, anche lui nuove metastasi, per lui al fegato, si parla di intervento in termoablazione... Io già l'ho fatto e per questo gli racconto le mie esperienze positive.
Nel suo caso la mia paura non è nei confronti della malattia o dell'intervento, anche perché la termoablazione è una buona tecnica, poco invasiva e che da ottimi risultati, sono sicura che risolverà tutto in breve tempo... Ma lui mi fa preoccupare ed arrabbiare per alcune cose che dice e scrive.... 
Hai capito che sto parlando con te, vero????
Supererai anche questo, ma devi continuare a crederci, a lottare, a vivere, e quando hai bisogno devi farti sostenere da chi può aiutarti ad usare le armi e le strategie che hai dentro di te...
io ti starò accanto per quanto possibile e spero senza invadere i tuoi spazi...

Adesso veniamo a me... 

Aumento delle cisti ovariche.... Operazione a fine luglio....
Sul mio intervento ho tanto da scrivere e quindi vi rimando al post che scriverò nei prossimi giorni...
Una cosa voglio sottolinearla...
Le persone mi dicono che sono forte, ed anche io credo di esserlo, ma ciò non vuol dire che io non soffra, non pianga, che non abbia i miei attimi di abbattimento e tristezza...
La differenza è che dopo il pianto, la tristezza, la sofferenza, cerco di trasformare le cose negative in positive...
La chiave di lettura che diamo agli eventi che ci accadono modifica il nostro modo di vivere ed anche le conseguenze all'evento stesso....
E quindi, anche se con un po' di tristezza e paura vi dico...

I LOVE LIFE <3
Dopo la tempesta arriva l'arcobaleno <3









lunedì 23 giugno 2014

Il tumore è contagioso!

Il tumore è contagioso??
Ebbene sì... Il tumore è contagioso...
Mi spiego meglio...
Da quando ho il tumore ho notato che contagio le persone, ma non della malattia, ma della VITA....

È un contagio positivo, quando mi rapporto con le persone, sia realmente che sul mondo virtuale, mi rendo conto che riesco a contagiare la mia positività, vivacità, modo di vivere ed assaporare la vita...
Sicuramente questo contagio dura per un breve periodo...
E per questo vi consiglio la mia assunzione a piccole dosi periodiche :D

Ovviamente c'è anche chi contagia infelicità, paura, depressione e altro...
Dipende da tanti fattori, da come siamo fatti, da come reagiamo, dal sostegno che abbiamo, dalla consapevolezza della malattia e ovviamente dallo stadio in cui si scopre il tumore....

Mio malgrado, anche se vorrei che il contagio fosse solo positivo, esiste anche il contagio negativo.... ancora nel 2014 sento discorsi, domande, affermazioni che mi fanno rabbrividire!!!
Questo contagio negativo deriva dall'essere rimasti ancorati a credenze, supposizioni, paure ed ignoranza passata ma che ancora circolano nella nostra società...

Abbracciatemi, non sono contagiosa....

Proviamo a scardinare anche queste credenze...
Il tumore non è contagioso come malattia...
al massimo possiamo parlare di predisposizione genetica, familiarità ed in questo caso è bene fare prevenzione ed accertamenti dietro consiglio medico... In questi casi (ma non solo) vi consiglio di "non fasciarvi la testa prima di rompervela"...
Perché se iniziate a vivere nel terrore, anzi a non vivere, se poi nella vostra vita accade qualcosa che la modificherà, modificherà i vostri programmi, il vostro corpo, dovrete modificare nuovamente il tutto e magari fermarvi per dei periodi o quanto meno rallentare....
E in qual caso se non avete vissuto precedentemente per paura, e poi magari successivamente per degli eventi di vita, mi dite che vita avete vissuto???
Quindi il mio consiglio è prevenzione ma senza la privazione di vivere a pieno ogni minuto della vostra vita, e come dico sempre io, vivere a colori...

Altre false credenze....
In ospedale ne ho sentito di tutti i colori, ad esempio:
D: posso andare nello stesso bagno dove va mia moglie soprattutto dopo la chemioterapia?
R: si, non è contagiosa...
D: posso bere dallo stesso bicchiere di mia madre?
R: si, non è contagiosa...
D: posso avere rapporti sessuali con mio marito?
R: si, non è contagioso...
D: posso dormire nello stesso letto con mia moglie?
R: si, non è contagioso...
Stai lontana da noi....


Quindi tu... amico, familiare, conoscente, sconosciuto, non aver paura di parlare, toccare, conoscere, "vivere" un malato di tumore, non può "infettarti", non trattarlo come se fosse un lebbroso, perché non lo è!
Se reagisci in questo modo prova a domandarti il perché...
È solo legato a false credenze o dentro di te c'è qualcosa di più?
Magari la paura del "contagio della sofferenza", magari la paura di sentirti dire "ho bisogno di te", "mi aiuti a fare questo?", "mi accompagni?" O altro...
Se fai parte di questa categoria soffermati un attimo a pensare...

Queste, ed altre, sono le domande che mi fanno rabbrividire....Ovviamente esistono delle terapie  specifiche e delle indagini strumentali dopo le quali per cautela si devono usare degli accorgimenti (sarà il medico o l'infermiere ad informarvi). Generalmente quando si verifica ciò dura solo per un periodo circoscritto ed è sempre riferito a quella particolare terapia, mai al tumore!!!
Quindi per concludere posso affermare che...

Il malato di tumore ti può contagiare si, ma di vita, di esperienze, di emozioni, di paure, di ansia, ma non ti può "infettare, passare, contagiare la malattia"...
Allora abbracciate, baciate, coccolate ed amate a pieno i malati di tumore...
Io ho la fortuna di ricevere tutto ciò ed anche di più...
Tanto amore, affetto, sostegno e coccole dalla mia famiglia, dai miei amici ed anche da tutti voi che mi seguite e sostenete durante questo percorso...

Questo vuole un malato di tumore... Affetto ed Amore senza riserve e senza paure...

Bontà:
Non permettere mai
che qualcuno venga a te
e vada via senza essere
migliore e più contento.
Sii l'espressione
della bontà di Dio.
Bontà sul tuo volto
e nei tuoi occhi,
bontà nel tuo sorriso
e nel tuo saluto.
Ai bambini, ai poveri
e a tutti coloro che soffrono
nella carne e nello spirito
offri sempre un sorriso gioioso.
Dai a loro
non solo le tue cure
ma anche il tuo cuore.
PREGHIERA DI MADRE TERESA DI CALCUTTA

I love life <3





martedì 10 giugno 2014

Donne e Uomini a metà...

<<Non è facile guardare in faccia la trasformazione
È il mio corpo che cambia
Nella forma e nel colore è in trasformazione
È una strana sensazione
In un bagno di sudore è il mio corpo che cambia
E cambia e cambia e cambia e cambia> "Litfiba - Il mio corpo che cambia"

Il testo di questa canzone descrive i vari cambiamenti del corpo che possono avvenire nel corso della vita a seguito di molteplici eventi attesi ed inattesi…
Intanto ci sono le modifiche collegate allo sviluppo, quelle collegate alla nostra volontà come diete, tatuaggi, piercing, operazioni di chirurgia plastica; ma ci sono anche i cambiamenti a seguito di un tumore o altre patologie…

Com’è difficile parlare delle trasformazioni del nostro corpo… l’argomento è molto delicato e vasto.
Questo post nasce dalla voglia di poter descrivere ciò che succede ad un malato oncologico che si ritrova a dover accettare e identificarsi con le modifiche del corpo e dell’anima…

In questi anni sono tante le domande che mi sono posta, infatti questo post si articola tra domande e risposte….
Ho seguito il consiglio di Gigi Marzullo: <<Si faccia una domanda e si dia una risposta>>

Ma cosa succede dopo un’operazione? è facile per noi riconoscerci?
Inizialmente, subito dopo un’operazione, è difficile riconoscere noi stessi… ciò avviene con ogni tipo di operazione, anche con quelle fatte per scelta, con consapevolezza, quelle fatte per “abbellire” il corpo, come ad esempio operazioni al naso, al seno ecc… io sono sicura che anche queste persone, inizialmente guardandosi allo specchio, non si riconoscono...

Adesso pensiamo a quelle persone che subiscono interventi, magari in emergenza, interventi salva-vita, senza aver chiesto nessuna modifica, senza aver chiesto proprio niente…

Appena svegli la prima cosa che si prova (ovviamente parlo della mia esperienza) è una sensazione indescrivibile... una voglia di vivere a colori, di correre a pieni polmoni, di fare una passeggiata a mare, e soprattutto un senso di benessere... e soprattutto la prima cosa che ho fatto è ringraziare Dio per avermi permesso di vivere una nuova vita, per avermi dato la possibilità di riaprire gli occhi e poter vedere le persone a me care, il mondo... la vita.. anche se inizialmente ho avuto un rifiuto del “nuovo corpo”…

E il rapporto con il corpo cambia?
Il mio corpo, specialmente la mia pancia, ormai è un intreccio di cicatrici… segni indelebili della malattia, MA AL TEMPO STESSO SONO SEGNI DI VITA…

Inizialmente non sopportavo le mie cicatrici, neanche riuscivo a guardarmi allo specchio, ma poi è nata in me una nuova consapevolezza…

La consapevolezza di essere viva e quindi quelle cicatrici tanto odiate adesso sono diventate mie amiche… senza quelle cicatrici oggi io non sarei qui.

Inizialmente avevo ribrezzo anche a toccarmi la pancia, adesso invece, spesso, prima di addormentarmi, mi capita di accarezzare la mia pancia, seguire il percorso delle cicatrici e ringraziare Dio per avermi donato quelle cicatrici e quindi la possibilità di continuare a vivere…

Il mio corpo ha subito altre trasformazioni, non solo quelle legate alle operazioni chirurgiche... 
Per chi mi conosce sa che lo scorso Agosto ho dovuto rasare i capelli a seguito della chemio... io ho accettato sin da subito questo cambiamento (per chi non ha letto consiglio il mio post "Chi si innamora di capelli e denti si innamora di niente"), perché comunque sapevo che era solo una fase passeggera... adesso, visto che sto continuando ancora la chemioterapia, probabilmente dovrò rasarli nuovamente, ma per me non è un problema, ma capisco benissimo che spesso non è facile accettare anche questa trasformazione....
Altra trasformazione subita dal mio corpo è l'essere ingrassata e gonfiata, ed adesso con le nuove cisti ovariche enormi la mia pancia è molto gonfia... mi da anche fastidio... ma so che passera anche questo...
lo so, inizialmente non è facile accettare i cambiamenti, ma pian piano e con il sostegno giusto ci si riesce....

E lo specchio?
Inizialmente lo specchio è un nemico, guardi quell' immagine riflessa e ti chiedi: ma questa persona chi è?
Poi pian piano inizi a prendere confidenza, a conoscere l'immagine e soprattutto riconoscerti.... poi ad un certo punto arriva la magia...
Il sorriso... quel sorriso che di riflesso ti illumina doppiamente... allora lì prendi consapevolezza dei cambiamenti, alcuni per sempre ed altri solo passeggeri... ma prendi consapevolezza della vita e di quanto il tuo corpo, seppur tagliato, mutilato, imbottito di farmaci, inizialmente odiato, abbia compiuto un miracolo... 
il miracolo della vita... si è adattato, seguendo i suoi tempi di ripresa, alla nuova esistenza ed anche tu pian piano ti abitui alla suo cambiamento...

In fin dei conti cos’è il nostro corpo?
È solo un mezzo di locomozione, di comunicazione, di condivisioni delle emozioni e delle  esperienze guidate e scelte dalla nostra anima…

Se ci soffermiamo a riflettere il nostro corpo è come un oggetto... pensiamolo come ad un vaso…
Un bel vaso appena creato da un artigiano, bellissimo, lucente, pronto a contenere fiori, oggetti, desideri… poi un giorno, arriva l’evento inatteso… qualcuno un po’ sbadato o incurante della nostra fragilità,  ci fa cadere a terra….
Ci rompiamo in più pezzi…
A questo punto il nostro destino può prendere due strade…
La prima essere gettati via e magari successivamente essere trasformati in un altro oggetto…
La seconda è essere riparati… i pezzi vengono incollati tra di loro, con cura, stando attenti a mettere ogni pezzo al suo posto… il vaso non sarà mai più quello di prima, ma con la riparazione potrà continuare a vivere la sua vita e continuare a svolgere il suo compito, e chissà magari successivamente sulle parti riparate verranno messe delle decorazioni per renderlo ancora più bello e sicuramente unico!

Le modificazioni del corpo in un malato oncologico derivano solo da interventi chirurgici?
Come ho detto gli interventi ti lasciano delle cicatrici, ma non solo… dietro ad ogni cicatrice c’è l’asportazione di qualcosa…

Chi è più fortunato subisce l’asportazione solo del tumore;  ad alcuni vengono asportati organi interni, sia sani che pezzi di esso; altri subiscono asportazioni più visibili perché a seguito di un intervento hanno perso parti visibili del proprio corpo. Si possono perdere parti afferenti alla femminilità come ad esempio l’asportazione del seno; parti afferenti alla motricità, come ad esempio arti; parti afferenti alla sessualità come asportazione di organi riproduttivi sia interni che esterni, ecc..

Perchè a seguito di queste asportazioni, il malato oncologico spesso si sente incompleto, frazionato, suddiviso, a metà?
Questo deriva anche delle conseguenze dei farmaci, della chemio, della radio, dell’idea che ci siamo fatti di noi, e forse anche dal sapere che il tumore era (è) dentro di noi…

Il tumore è qualcosa che è nato e cresceva dentro di noi… da qui la voglia di dividere l’interno del nostro corpo… allontanare l’ospite indesiderato, allontanare le cicatrici, rifiutare di accettare il nuovo “IO” sia esterno che interno…

Io inizialmente mi sentivo così… una donna a metà, una donna non donna… mi sentivo solo un corpo che lottava per la sopravvivenza, un corpo che allontanava (senza attuare una negazione della situazione) il tumore e tutto ciò ad esso collegato, e quindi anche le cicatrici…

Grazie al percorso psicologico sia individuale che di gruppo, grazie alla possibilità di mettermi a confronto e poter condividere le emozioni, le paure, le esperienze, "le cicatrici" con DONNE splendide, le “mie colleghe di patologia”, ho avuto la reale consapevolezza di me… del mio essere Donna, donna con la D maiuscola…

Ma cosa vuol dire oggi essere Donna? una malata oncologica può ancora sentirsi e definirsi Donna?
Essere Donna non vuol dire assomigliare ai canoni sociali e mediatici che ci vengono propinati, non vuol dire essere perfette fisicamente, non vuol dire mettere al mondo dei figli, non vuol dire fare la moglie…
Essere Donna è molto di più e si può essere Donna anche con parti del corpo mancanti, anche se non si può (o non si vuole) mettere al mondo un figlio, anche se si decide di non sposarsi mai (ovviamente lo stesso mio pensiero vale per l’Uomo)…

Il tumore, la chemioterapia, la radioterapia, i farmaci che ti trasformano il viso ed il corpo facendolo somigliare ad un pallone oppure ad uno stecchino, la mancanza di parti del nostro corpo, sia interne che esterne, non devono MAI farci sentire DONNE o UOMINI A META’…


Perché noi malati oncologici (o ex malati oncologici) non siamo a metà ma siamo esseri speciali, che hanno la possibilità di far vedere agli altri cosa riusciamo a fare anche se non stiamo bene, anche se cadiamo, anche senza alcune parti del corpo e con il cervello in confusione, anche se doloranti nel corpo e nell'anima…

Perché noi malati oncologici magari non sappiamo come e quando cadremo, e se ricadremo… ma sappiamo benissimo come rialzarci.

Il mio corpo che cambia...


E “l’Uomo oncologico”, come si vede?

Ovviamente io sono una donna e posso parlare solo della mia esperienza, del mondo femminile; riporto le mie emozioni, le mie sensazioni e quindi non posso parlare dell’universo maschile… ma siccome è un argomento molto interessante ho chiesto a Gianni,  un Uomo con la U maiuscola,  un “collega di patologia”, di scrivere qualcosa della relazione corpo/anima da un punto di vista maschile. 

Io&Gianni

Allora ho mandato questa email a Gianni:
<<Ciao caro, come stai? Io oggi sono al terzo giorno di chemio ma va tutto ok. Sto scrivendo un articolo per il blog che vorrei chiamare "Donne ed uomini a metà con l'anima intera". Il titolo è provvisorio ma comunque vorrei parlare del rapporto con il corpo, delle modifiche che il tumore porta (interventi, asportazioni di parti visibili e non, farmaci che ti cambiano l'aspetto) e descrivere come inizialmente l'impatto sia così forte da farti sentire donna (o uomo se ciò avviene) a metà. Ma poi per fortuna iniziando a vedere la vita attraverso gli occhiali dell'anima (e tanto altro) e avendo l'anima intera non ci si senta più a metà, ma un'unità ben inserita nella vita... d'altronde il corpo è solo il mezzo di trasporto della nostra anima. Mi piacerebbe, se ti va, che scrivessi qualcosa su questo argomento così pubblico due punti di vista ed ovviamente due rapporti diversi con il corpo, che ne pensi? Un bacio e buona giornata. >>

Questa è stata la risposta di Gianni:
<<Ciao cara, sarebbe stato bello scrivere qualcosa guardandoci negli occhi, ma come al solito il lavoro, gli impegni e la salute decidono anche per noi!
Il mio rapporto con l'anima è mutato tantissimo dopo la malattia, molti già balzano dalla sedia solo a leggere queste poche parole, è triste ti dicono, perché bisognerebbe cambiare prima, ma non abbiamo chiesto noi di ammalarci e non abbiamo chiesto noi di CAMBIARE...
E sì, cambiare ... il cambiamento avviene velocemente e prende l'anima ma soprattutto il corpo.
Nel mio caso una montagna di carne e ossa da 182 cm tenuta sempre in allenamento dal lavoro e dallo sport, anche a livello agonistico, comincia pian piano a divenire collina e poi pianura…
Ti ritrovi di punto in bianco su di un altro pianeta, schiacciato da un peso che neanche riesci a vedere, vorresti subito scrollartelo di dosso, ma non ci riesci ed ancora non hai la consapevolezza che invece tutto cambierà per sempre…

"Hai un tumore alla colonna vertebrale" ...

Bastano queste poche parole per far iniziare la "Muta" che vedrai passare davanti lo specchio degli occhi e dell'anima. Gli occhi vedono curvare le spalle in avanti, i muscoli raggrinzirsi e poi il dolore… il dolore alla schiena ogni giorno sempre più forte, fino a scatenare crisi epilettiche che abbattono la montagna in un battere di ciglia.
Intervento chirurgico, a dir dei medici sono tante le probabilità di non stare più in piedi, di non poter più camminare, di non poter più giocare con i tuoi figli… ma passi anche questa, la mia forza di vivere è stata più forte... ma nel post intervento arriva una nuova notizia… “Ti abbiamo dovuto togliere le faccette vertebrali per togliere tutto il tumore”!!! In quel momento ti senti tagliato a metà, non capisci e ti chiedi... ma con quale permesso lo ha fatto? perché si è preso parte di me?
Vedi il tuo corpo tagliato a metà, manca una piccola parte e sai che non sei più tu!
Il percorso psicologico per riprendermi da questo colpo è stato brusco e immediato…
IO NON STO MALE MI SONO DETTO, ciò che mi uccideva mi è stato tolto e allora non mi resta che dirlo alla mia anima, il corpo da oggi mi appartiene nuovamente!
Delle ossa tolte ne potevo fare a meno perché quel che conta è l'anima... e si, ricordi di avere un'anima, e ti ricordi dei pensieri che ti affollavano la mente prima dell’intervento…
Mi chiedevo: “che fine farà la mia anima? Rivivrò, sono cattolico e praticante, andrò in un posto migliore... e quelli che non sono credenti come me? cosa pensano? dove andrà la loro anima?”

La vera vita è iniziata dopo che il mio corpo è stato privato di una parte di esso... la mia anima si è estesa come mai avrei creduto…

Adesso sento suoni che non avevo mai sentito, profumi che non immaginavo neanche... e vedo tutto con occhi diversi... riesco persino a vedere ciò che gli altri non vedono...
Mi sono stati donati gli occhiali dell'anima, e mi sento un privilegiato assoluto.
Scusami se ho scritto tanto, mi è uscito tutto di getto, forse perché era già pronto dentro di me...
Prendi ciò che ti serve, prendi ciò che può servire a chi sente di aver perso ma non sa che ha solo iniziato a vivere veramente… chi ha guadagnato gli occhiali dell'anima.
Un bacio e buona giornata>>
Gianni Iandolo

Non ho voluto eliminare niente del testo di Gianni, ho voluto condividere con voi come realmente è nato questo post…
So che su questo argomento c’è tanto altro da dire, questo era solo l’inizio…

Spero che le nostre esperienze, le nostre emozioni, possano essere d’aiuto a chi sta passando un periodo difficile, a chi non si riconosce più, a chi, come dice Gianni, “Pensa di aver perso, ma non sa che ha solo iniziato a vivere veramente”…

Ricorda di non sentirti mai Donna o Uomo a metà… perché sei un’unità unica ben inserita nel mondo, devi solo avere la voglia di vivere e di lottare, e vedrai che appena inizierai ad utilizzare “gli occhiali dell’anima” tutto sarà più chiaro…


Il rapporto con il nostro corpo, come ci vedono gli altri e soprattutto come pensiamo ci vedano gli altri non è mai da sottovalutare… ma ricordiamoci che spesso chi ci guarda dall'esterno vede solo ciò che è visibile agli occhi… mentre come ci insegna Antoine de Saint-Exupéry  nel Piccolo Principe “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”…



I love life <3 

martedì 13 maggio 2014

Tumore è viaggio… Viaggio e Tumore...

Vi starete chiedendo: cosa c’entrano tra loro queste due parole? È un errore ortografico, grammaticale o di battitura? E quella “è”… cosa vorrà dire?
Andiamo per ordine…

TUMORE È VIAGGIO…

Queste due parole messe insieme e collegate dal verbo essere cosa vi fanno pensare?
A me fanno pensare a molte correlazioni….

Spesso quando si scopre di avere un tumore la prima cosa che si cerca di fare è un viaggio… il così detto “VIAGGIO DELLA SPERANZA”.
E quindi il tumore è viaggio in quanto cerchiamo strutture sanitarie che possano accogliere noi, la nostra nuova malattia e soprattutto le nostre paure… e non sempre questi viaggi sono frutto di reali mancanze di strutture ospedaliere adeguate o di medici; la maggior parte delle volte si affronta il viaggio per scappare alla realtà, per vivere la speranza e il desiderio che andando da qualche altra parte tutti i nostri problemi possano scomparire, che magari altre città, nazioni o stati possano darci quel barlume di speranza che cerchiamo, ma dobbiamo ricordarci sempre che la bacchetta magica non esiste….
Spesso questi viaggi sono all'interno della stessa città...  Inizia così un circolo vizioso, si iniziano a sentire vari pareri, consulti su consulti, e spesso tutto ciò ci confonde soltanto di più, ma ovviamente concordo con il fatto di sentire più pareri quando quello che si sente non ci convince....
Ovviamente riconosco (specialmente per chi come me abita al sud Italia) che spesso certi viaggi sono necessari, anche io li ho fatti, e spesso mi rendo conto di quanto tutto il nostro sistema sanitario sia un fallimento sotto vari punti di vista!!! Per fortuna non è sempre così… ci sono medici che hanno deciso di rimanere nella propria città, di lavorare all’interno di strutture spesso fatiscenti, dove non mancano i disagi... Questi medici, ed anche agli infermieri (devo dire che sono stata molto fortunata perchè ne ho conosciuti molti) non svolgono soltanto un lavoro o una professione… spesso è un dono che hanno ricevuto e che mettono a disposizione dell’altro sacrificando la loro vita… GRAZIE.

Altre tipologie di viaggi che si possono intraprendere quando veniamo a conoscenza di avere un tumore (lo fanno anche i parenti e gli amici) sono i VIAGGI MENTALI… ad esempio i “viaggi nel passato e quelli nel futuro”.

Il tumore è un viaggionel passato”, ci aiuta a ripercorrere gli eventi fondamentali della nostra vita…


La paura di perdere tutto ci fa fare proprio questo.. un viaggio nel passato, per poter ricordare, per poter imprimere quelle immagini nella nostra memoria, per poter fare bilanci, per poter dire “se avessi” ecc…
Ed ecco che qui spesso entrano in gioco altri attori… genitori, fratelli, nonni, amici… persone con le quali si ha condiviso di tutto e di più…
Vogliamo riattivare quel ricordo non solo per noi, ma anche per loro; ma soprattutto vogliamo riattivare quel ricordo perché secondo noi, se riusciamo a fissarlo nella loro mente, diventeremo immortali…
È inutile che nascondiamo il sole con la rete… perché è così, e sfido chiunque a dirmi che non è vero…
Quando ci rendiamo conto che qualcuno si ricorda di noi, che in quel ricordo, in quella foto, in quell'articolo di giornale, veniamo ricordati, citati, quello che sentiamo è proprio questo… l’immortalità… perché finché ci sarà qualcuno che ci ricorderà noi saremo in vita…

E forse il mio blog, e tutto il resto, è anche questo… il mio “VIAGGIO NELL'IMMORTALITÀ” :D


Fare i viaggi nel passato al fine di ricordare, ridimensionare, capire gli errori fatti, le valutazioni sbagliate, per modificare la nostra condotta, ci può aiutare molto nella definizione di noi stessi, nella definizione del nostro nuovo “IO”, nella definizione e costruzione dei nostri nuovi rapporti sociali e quindi nella realizzazione della nostra nuova vita!
L’importante è che questi viaggi nel passato poi ci riportino alla realtà, perché non possiamo vivere di rimpianti, o cosa forse peggiore, vivere nel passato, perchè negare il presente o la malattia equivale a non vivere!!!!

Come accennato, il tumore è un viaggionel futuro”…


Umm.. viaggio nel futuro… che parolona…
Chi come me ha un tumore (o altra patologia) sa benissimo di quanto questi viaggi ci mettano paura, ansia, tristezza…. Si perché anche se per tutti il futuro è un’incognita, nel nostro caso è vissuto con più intensità ed ansia.
Spesso le persone mi dicono che hanno paura, che non vogliono sognare, che non vogliono programmare niente, e le capisco..
Inizialmente anche io ero così, ma poi (soprattutto grazie alla mia psicologa) ho capito che vivere nel terrore e non avere più prospettive, programmi, sogni, equivale a non vivere… allora forse è meglio fare viaggi “nel futuro” ma a breve termine, perché dopo aver ricevuto il dono della nuova vita, di aver ricevuto il dono degli “occhiali dell’anima”, non si può buttare tutto al vento….

VIAGGIO TUMORE

Queste due parole, connesse da una congiunzione, mi fanno pensare ad una sola cosa…
VIAGGIARE
Conoscere ed esplorare terre lontane, vedere e superare nuovi orizzonti, conoscere nuove culture, assaporare nuovi gusti, immergersi in nuove acque… tutto ciò può avvenire solo viaggiando…
Io prima della malattia avevo paura di viaggiare, anche perché soffrivo di attacchi di panico su quasi tutti i mezzi di trasporto.. ma quando mi sono svegliata dall'operazione ho sentito da subito una voglia di vita diversa... Avevo voglia di assaporare ogni momento, ogni attimo, ogni luogo...
Infatti da allora non perdo nessuna occasione…. Che sia un weekend dietro casa o un viaggio intercontinentale per me va bene, ogni scusa è buona, e come direbbe la mia nonnina “ti fete a casa?” hai sempre la valigia pronta? :D

Il tema del viaggio e del tumore non è banale, non è da sottovalutare...
Anche noi malati di tumore abbiamo le stesse voglie, gli stessi desideri di una persona sana, magari siamo molto vincolati al "qui ed ora" e soprattutto siamo legati dalla paura...
Spesso in ospedale, quando racconto dei miei viaggi, le persone mi domandano: “ma lei questo viaggio l’ha fatto quando stava bene”, oppure “lei è partita perchè ha staccato la chemioterapia per un periodo”… niente di più sbagliato…
Come sostengo sempre, avere un tumore cambia la vita, modifica alcune abitudini, ma basta avere la voglia di fare, riuscire a gestire la paura e l'ansia ed avere la possibilità di organizzarsi che tutto può avvenire….
Il tumore ci limita in molto, non ci da la possibilità di scelta in molte cose, ma quello che possiamo scegliere dobbiamo farlo.. così come scegliere come ricaricare le batterie :D


Io spesso tra un ciclo ed un  altro di chemio (quindi nell'intervallo dei 15 giorni) ho fatto dei viaggi, America, Spagna, Francia, Italia ed Isole, viaggi spirituali e viaggi culturali, viaggi in montagna e viaggi di mare... Ovviamente non sono neanche mancati i viaggi della "speranza"ed i viaggi per interventi chirurgici!!!
Devo dire che la passione per i viaggi mi è stata trasmessa (ed anche sempre sovvenzionata) da mio padre, ed anche io gli dico sempre: "ti fete a casa?” hai sempre la valigia pronta? :D

Viaggiare mi permette di ricaricare le batterie e scendere in campo per combattere la mia battaglia più carica di prima…

L’importante per noi malati oncologici, e non solo, è prendere alcune precauzioni…
Sicuramente non scegliere viaggi in continenti dove le strutture sanitarie non sono adeguate alle nostre esigenze, fare un’assicurazione di viaggio, tradurre la nostra patologia, i farmaci che prendiamo e lo schema terapeutico che seguiamo nella lingua del paese che stiamo andando a visitare. Non dimentichiamo di portare con noi i farmaci che assumiamo e le ricette mediche (potremmo avere difficoltà nel reperirle) e soprattutto non fatevi prendere dall'ansia di stare male….
Perché è quella che vi paralizza e che vi frega… voi dovete essere più intelligenti… la voglia di viaggiare e di vivere deve prendere il sopravvento :D

Parlando di viaggi per me è d'obbligo fare riferimento a Dante, alla “Divina commedia”, al suo viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso che ci ha insegnato molto… possiamo quasi immedesimarci in lui, la nostra vita è un continuo viaggio tra queste dimensioni…

Voglio finire questo post proprio con una frase della “Divina Commedia”, la quale inevitabilmente mi fa pensare al mio Nonnino (riaprendo il libro del liceo ho trovato dei suoi scritti ed anche delle ricette di cucina :D) e a quanto tempo ha passato con me per farmi fare i compiti.

La “Divina Commedia” mi fa pensare anche alla mia mamma che la adora e ne conosce alcune parti a memoria (ogni tanto in famiglia facciamo le gare a chi la conosce meglio, ed ovviamente vince sempre lei :D)

Allora vi saluto dicendovi che non importa quale viaggio voi stiate affrontando… l’importante è che la vostra vita sia sempre dominata dalla consapevolezza e dall'amore, e che dopo  il “riveder le stelle” ed il “salir a le stelle” arriviate alla conoscenza dell’amore puro, dell'amore che tutto può… 
”L'amor che move il sole e l'altre stelle .



I love life <3



mercoledì 30 aprile 2014

"Noi porcospini senza etichette". Consigli per chi vive accanto ad un malato oncologico.

<<Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.>> (Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396)

Sicuramente vi starete chiedendo noi chi? chi è come i porcospini? perché?

Questo post vuole essere d’aiuto a chi sta accanto ad un familiare o ad un amico che ha un tumore (magari va bene anche per altre patologie, ma io posso parlare della mia).

Diciamolo, noi siamo soggetti molto speciali, particolari, permalosi, “incazzusi”, lunatici, imprevedibili, con un bisogno di ricevere e dare amore immisurabile…
Starci vicino non è semplice, lo ammetto, e ringrazio chi mi sopporta quotidianamente, che sopporta i miei cambi d’umore, la mia lunaticità, la mia imprevedibilità, le mie paure e le miei gioie…

Ora vi svelo un segreto, il segreto del porcospino e della giusta distanza…

Noi non vogliamo sentirci oppressi, malati, essere trattati diversamente, avere persone che ci “soffocano” di amore, attenzioni ed altro, non vogliamo essere messi sotto una campana di vetro… ma al tempo stesso neanche vogliamo essere trattati come se niente fosse, come se non avessimo mai avuto nulla….
Non vogliamo sentirvi così vicini da non poter più distinguere chi siamo, se i pensieri e i desideri sono i nostri o i vostri… ma neanche vogliamo sentirvi lontani, così lontani da neanche percepirvi nella nostra “folle vita”.

Giustamente vi starete chiedendo… "e allora come dobbiamo comportarci? come volete essere trattati”?
La risposta è la giusta distanza, proprio come quella trovata dai porcospini...

Ovviamente è una condizione non facile da trovare, non è una misura universale perché ognuno di noi ha la "sua" giusta distanza nei confronti degli altri.
Noi abbiamo bisogno di voi familiari ed amici, anche se spesso lo neghiamo a noi stessi ed anche a voi, abbiamo bisogno della nostra rete sicura che ci protegge, sostiene e che gioisce con noi delle piccole cose.
Certe volte vi trattiamo male, ma è il nostro modo di “mettervi alla prova”, ovvero, cerchiamo di capire se siete in grado di attutire i nostri colpi (anche quelli di testa)! Quelli che voi magari percepite come “calci”, come brutte risposte, magari per noi è un gesto di affetto, è un dirvi “grazie di esserci, di comprendermi, di assorbire la mia parte negativa, di essere il mio pungiball”…

Se vi sentite trattati male da noi dovete esserne felici (lo so che sembra una follia senza senso, ma fidatevi di me, quasi sempre è così), vuol dire che ci fidiamo di voi, che mettiamo a nudo con voi le nostre paure e ve le comunichiamo nel modo che conosciamo… espellendole fuori da noi immediatamente, irrazionalmente e magari senza renderci conto della modalità “aggressiva” che utilizziamo.

Altra forma comunicativa, e differenza nella giusta distanza, avviene nei rapporti tra noi “Colleghe di Patologia”…
Tra di noi il linguaggio è diverso, ci possiamo permettere di avvicinarci di più (anche se dobbiamo stare molto attente all'empatia e all'invischiamento che si può instaurare e che ci può far del male). Ho spesso notato come la stessa frase detta da un familiare, che magari ti fa andare "su tutte le furie", se detta da un’amica di patologia ha tutto un altro effetto, risuona diversamente dentro di noi. La differenza fondamentale sta nel fatto che noi "colleghe" utilizziamo lo stesso linguaggio specifico, che non è quello medico, ma quello dell’anima, del dolore, delle paure, delle ansie, delle speranze, del TUMORE.

Per questo ho coniato il termine “Colleghe di Patologia”, perché come avviene tra colleghi di lavoro o di università, dove si parla lo stesso linguaggio che magari al di fuori di quel contesto non può essere compreso, allo stesso modo avviene la comunicazione tra di noi…
Quando ho deciso di scrivere questo post sui rapporti tra noi malati oncologici e la nostra rete affettiva di supporto ho chiesto a Sabrina, mia cara amica e "Collega di Patologia", di scrivere anche lei qualcosa, volevo sentire una seconda campana, volevo capire se le mie idee, la mia modalità di approccio, i miei comportamenti erano dettati dalla mia “follia” o erano all'interno di una modalità relazionale comune che viene messa in atto da noi pazienti oncologici…

La mia cara Sabrina scrive...

<<Felicità, Angoscia, Serenità, Rabbia, Proposività, Entusiasmo, Depressione, Ansia…

  Quanti stati d’animo si vivono con la malattia!!! A volte si è felici perché tutto prosegue come si desidera e tante altre volte prendono il sopravvento lo sconforto e la tristezza, perché il tumore è questo!!!!

E’ difficile per il malato convivere con la malattia, figuriamoci per le persone che gli stanno accanto.
Le riflessioni sono tante e non esistono condizioni uguali per tutti. Ogni tumore è imprevedibile e così anche il modo in cui ogni malato decide di affrontarlo. Ed è stupefacente il modo in cui ognuno di noi scopre di essere una persona nuova e diversa da prima, ma forse la verità è che il tumore permette di scoprire lati del proprio carattere e della propria personalità che la vita normale spesso non è in grado di far affiorare.
Il quotidiano si trasforma. Ogni singolo pensiero o azione prende sfumature nuove. E le piccole cose quotidiane e banali per molti iniziano a risplendere in modo più brillante. La natura diviene commovente come vedere dei bimbi giocare o fissare un paesaggio marino o di campagna e ci si aggrappa a questa vita in modo viscerale.

Gli amici, i familiari, i conoscenti non possono capire tutto ciò che avviene nella mente di un malato. Possono intuirlo ma comprenderlo a fondo è davvero difficile.
E’ comprensibile stare vicino al malato lungo il cammino che lo attende ma è impossibile pensare che possa farlo nel migliore dei modi perché non sarà mai il modo migliore per il caro che assistono. Al di là di tutti gli sforzi e l’amore che metteranno in atto tenderanno sempre e comunque ad attuare delle tecniche di difesa che li porteranno ad agire esattamente come la persona amata non desidera.

Gli equilibri all’interno di ogni famiglia vengono totalmente messi in moto ed è importante studiare un piano d’azione che possa far interagire “il nuovo arrivato” con le dinamiche familiari che devono giustamente andare avanti. E forse è anche questo un elemento che fa soffrire il paziente oncologico, vedere che la vita per il mondo che lo circonda va avanti quando invece a lui gli è stato imposto di fermarsi anche solo per un momento!! 

E’ necessario che i membri della famiglia e gli amici si rendano conto di dover alle volte fare un passo indietro rispetto ai loro naturali impulsi senza dover essere al contempo troppo accondiscendenti. Empatici ma non compassionevoli. Il malato oncologico è una persona che fino alla fine dei suoi giorni nutre uno sfrenato desiderio di speranza. È la speranza di vivere ogni giorno come gli altri, di vivere ogni giorno la propria vita. Non può e non vuole considerarsi malato. Non può e non vuole essere etichettato perché questa etichetta il più delle volte è una etichetta di condanna a morte.

La speranza invece da la possibilità di guardare in faccia la malattia in modo nuovo ed aiuta a gestire le difficoltà con grinta perché dietro lo scoglio ci può ancora essere un meraviglioso porto.
Atteggiamenti di compassione sono visti dal malato come una condanna senza possibilità di salvezza. Sguardi, attenzioni troppo opprimenti, perdita di autonomia segnano molto più degli effetti devastanti di una chemioterapia. Seppur con l’intenzione di aiutare spesso ci si avvicina al paziente oncologico in modo da peggiorare il suo stato d’animo. E lo stesso vale per atteggiamenti di indifferenza al problema. Far finta che il problema non esista fa impazzire il malato che si trova a dover fare i conti con la propria cartella clinica, radiografia di uno stato di salute piuttosto delicato, ed un atteggiamento che tende invece a sminuire la realtà dei fatti.

Lo stesso vale per frasi come “ma tanto sei forte”, “tutto si supera”, “la nuttata a già venir”, “ci saranno tempi migliori”. Il malato sa di essere forte, lo scopre di volta in volta quando si trova a dover superare prove che non avrebbe mai creduto o pensato di superare, quando dopo ogni chemio ha la capacità di alzarsi sorridendo, tornando ad occuparsi del suo lavoro e del suo quotidiano, quando riesce in breve tempo a riprendersi da un intervento chirurgico incoraggiando le persone a lui vicine, quando si ritrova a dover affrontare le ansie date da un nuovo esame. Sentirsi dire “ma tanto sei forte” non lo aiuta, ma molto probabilmente aiuta colui che lo dice come tecnica di auto-convincimento. E tocca alla persona affetta dal tumore a questo punto anche incoraggiare il proprio caro nascondendo ansie, turbamenti, isterismi di vario genere per partecipare al gioco del “tutto fila liscio, tutto è tranquillo” come gli altri desiderano che sia.

In realtà il malato oncologico è una persona esattamente come tante altre, che vive la sua vita come tante altre. Ovviamente il suo quotidiano è intervallato da dinamiche che per fortuna non appartengono a tutti ma, al di la di questo, continua a vivere e cerca di farlo nel migliore dei modi. Questo mostro è entrato nella sua vita  e ha dovuto prendere confidenza con lui divenendone quasi amico. Parlarne, riderci sopra, trattarlo come uno di famiglia, arrabbiarsi con lui e piangere a causa sua, perché no anche insieme ad altri, è la realtà che il paziente oncologico vorrebbe che vivessero anche le persone a lui vicine.

Infine il poter esprimere liberamente i propri stati d’animo senza sentirsi giudicati per quello che si pensa o per il modo in cui si decide di affrontare il problema può essere un valido strumento per il raggiungimento della serenità di cui necessita il malato.
Essere malati senza etichette, ma allo stesso tempo senza nascondersi da questa croce che gli è stata assegnata, perché far finta che il problema non esista non aiuta né il malato né i suoi cari.

Accettare quindi questo stato come chiave di lettura per relazioni più profonde, come occasione per tornare indietro e percorrere una strada migliore, come testimonianza tangibile del proprio passaggio su questa terra, come opportunità per fare della propria vita, come diceva San Giovanni Paolo II, un vero e proprio Capolavoro!>>                         
Sabrina 
Io&Sabrina

Spero che questo post possa realmente aiutarvi a comprendere meglio i nostri folli comportamenti, il nostro linguaggio, la nostra "diversità nella normalità"...  
La mia Nonnina quando vedeva alcuni di questi miei comportamenti, che ovviamente non poteva comprendere, mi diceva “ma com’è,  fuodde è… mah”…


I love life <3

giovedì 17 aprile 2014

La ragazza con la chemio nella borsetta alle "Iene"…

Attenzione... alla fine del post c'è un link per un'intervista inedita :)

Un giorno, ho ricevuto una strana telefonata… un tizio, un tale Cristiano Pasca (che conoscevo soltanto di vista), mi ha chiamata dicendomi che era rimasto colpito dal mio Blog, dal mio modo di comunicare le emozioni, dal modo in cui riuscivo a rendere “divertente” qualcosa che ha un peso fisico ed emotivo enorme come ad esempio le sedute di chemioterapia, farsi rasare i capelli perché cadevano a ciocche, scegliere parrucche …
Da subito la telefonata si è trasformata in una semplice e divertente chiacchierata tra due conoscenti… quando mi ha comunicato che aveva ricevuto da parte della redazione delle “Iene” l’ok per girare un servizio su di me non ci credevo, ma da subito sono stata contenta… ho provato una strana sensazione, un mix tra euforia, paura ed adrenalina percorreva il mio corpo…
Ma forse non avevo ben chiaro tutto quello che sarebbe successo…. :)
E fu così che Cristiano Pasca e Giovanni Mangalaviti mi hanno seguito per tre giorni… andiamo per ordine…

Tutto ha inizio una domenica mattina …
Cristiano e Giovanni sono venuti a casa di mia sorella e di mio cognato ed abbiamo pranzato insieme a mio padre, sua moglie, Simona, Alice e Maria Pia… un bel pranzetto biologico… hanno provato per la prima volta il mio taboulet di quinoa, che hanno gradito molto, così come tutte le altre pietanze biologiche preparate dal mio papino… (non vi dico quanto hanno mangiato… a proposito… ma a Milano vi lasciano digiuni? :D )
Dopo pranzo siamo andati a casa mia… hanno intervistato la mia mamma, suo marito e mia nonna, hanno conosciuto i miei gattoni Celestino ed Elisea, ed il mio gattone (Pet Terapy) Artù… anche in questa occasione hanno gradito del caffè e dolcini…
Di sera potevamo mai rimanere a casa? Ovviamente no!
Si va tutti in un locale insieme ad alcune amiche…. Un paio di riprese, brindisi, interviste ad Elisabetta e Maria Pia, un po’ di musica e molto divertimento…
Arriva il lunedì ed arriva l’ora della mia intervista singola… anche se ero molto agitata ed emozionata mi sono divertita ugualmente :D 

Poi con un salto temporale, arriviamo al grande giorno… il giorno della Chemioterapia…
Fare chemioterapia non è certo una passeggiata, ed anche se in ospedale sono sempre sorridente, se mentre faccio chemio scherzo con gli infermieri ed i pazienti, posto qualcosa sui vari social, parlo al telefono, sento musica (perché è quello che faccio normalmente), la sofferenza ed il dolore sono sempre presenti… ma io non gli permetto di prendere il  sopravvento…
In ospedale tutti sono stati super disponibili, sono venuti incontro alle mie esigenze, al mio voler fare questo servizio per le Iene, sono stati tutti eccezionali, medici, infermieri, addetti stampa… 
Il processo chemioterapico ed il mio rapporto con gli infermieri è stato lo stesso di sempre, non è stato alterato per fini televisivi, le uniche cose che sono cambiate durante le riprese del servizio sono state la stanza, per non disturbare gli altri pazienti mi hanno messo in una stanza singola, e il fatto di essere in compagnia di amici invece che in compagnia dei “colleghi di patologia”.
Alla fine della giornata di Chemioterapia cosa potevamo fare se non andare a mangiare?
Come ogni volta sono andata a pranzo con mia sorella e mio padre, e visto che il giorno dopo Cristiano e Giovanni sarebbero tornati a Milano (come vi ho scritto ho il dubbio che non si nutrano a sufficienza), siamo andati tutti insieme a mangiare un po’ di buon pesce ed una buona cassata siciliana alla “Trattoria Piccolo Napoli” 


Di seguito il link del servizio andato in onda ieri alle iene…
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/453662/pasca-la-ragazza-con-la-chemio-in-borsetta.html

E adesso, solo per voi “la iena” divento io…. Di seguito una piccola intervista fatta da me a Cristiano, Giovanni e non solo...
https://www.youtube.com/watch?v=CRq7ZwveCYA&feature=youtu.be
Grazie per questa splendida esperienza… mi sono divertita tantissimo…
Grazie a Cristiano Pasca e Giovanni Mangalaviti, persone splendide che hanno svolto il loro lavoro con professionalità, umanità ed amore;
Grazie alla Redazione delle Iene che hanno permesso la realizzazione e la messa in onda di questo servizio;
Grazie all'ospedale Buccheri la Ferla e a tutto il personale medico e paramedico che mi ha aiutato in questa impresa e che mi sostiene e mi cura giornalmente sia fisicamente che psicologicamente;
Grazie alla mia famiglia, ai miei amici, alle mie “colleghe di patologie”…
PS: Ma quanto avete mangiato? e come direbbe la mia nonnina... "a biestere vi rassi"!
I love life <3